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Quella del rapporto con i territori è una delle questioni centrali per la ricerca e la ricostruzione di modalità di sviluppo diverse, in quanto è proprio su di essi che si manifestano le contraddizioni dello sviluppo moderno.
Il territorio è il risultato dell’opera paziente di secoli di cure e di trasformazioni, in quanto esso è l’insieme di un patrimonio naturale che, interpretato e trasformato dalle culture e dalle economie delle società che lo hanno abitato, assume la forma che abitualmente percepiamo. Ogni atto che compiamo sul territorio si confronta quindi con una storia di lungo periodo, fatta di trasformazioni dei caratteri dei luoghi di vita, di riproduzione di quel patrimonio locale che è fatto di ambiente, paesaggio, elementi culturali, modi di vita, economie, ecc. Pensare a modelli di sviluppo diversi non significa pensare a modalità che si richiamino ad un eden collocato in una mitica Età dell’oro: come sappiamo, infatti, diversi luoghi hanno subìto molte violenze da diverse civiltà che hanno creato addirittura deserti e luoghi non più abitabili. La questione che si pone oggi è piuttosto quella di comprendere come un’economia che confonde lo sviluppo con la crescita è necessariamente e strutturalmente basata su un consumo di risorse sempre maggiore e crescente, e che questo consumo intacca proprio gli equilibri ecosistemici e sociali che garantiscono la stessa riproduzione dei patrimoni territoriali che dai quali attingiamo le risorse di cui abbiamo bisogno. Come sappiamo, l’evoluzione di questa “economia della crescita” è costituita dai fenomeni di globalizzazione, che si distinguono - tra le altre cose - per lo scollamento sempre maggiore tra le modalità di sviluppo e i caratteri locali delle culture, delle società e delle economie locali. Tutto ciò almeno nel senso che i caratteri dei luoghi non costituiscono fattori rilevanti per la forma di sviluppo che ha caratterizzato la modernità e che, anzi, essi sono spesso considerati degli “ostacoli allo sviluppo”. Il territorio è considerato al più come una tabula rasa sulla quale collocare funzioni produttive, infrastrutturali e abitative libere da ostacoli di sorta o, al più, come area in cui esistono delle risorse da estrarre, senza preoccupazioni per la loro riproduzione. Pensare a modelli di sviluppo diverso, quindi, significa anche pensare a come ricucire il legame tra sviluppo economico, sociale e ambientale; verificando luogo per luogo come la combinazione di questi tre elementi possa essere riarticolata a partire dalle caratteristiche dell’economia, della società e dell’ambiente locale. Occorre “ripartire dal locale” proprio in quanto è in questa dimensione che si manifestano le contraddizioni dello sviluppo. Si tratta di operare un’inversione dello sguardo a partire dai luoghi per capire come, da puri supporti di un modello di sviluppo omologato, essi possano diventare l’occasione e il motore di una differenziazione degli “stili di sviluppo”; verificando come essi possano generare ricchezze, qualità della vita e sviluppo al di là dei semplici parametri misurati dal Pil e dai suoi derivati.
[Andrea Calori]
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