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Un articolo di presentazione, dalle Pagine Arcobaleno 2006 Un progetto di finanza dal basso. La sfida è grande e forse gli ideatori si sono montati un po’ la testa, ma sognate che i vostri soldi organizzino un immaginario corteo verso una società più giusta… forse i risultati si vedrebbero davvero!
Immaginate delle famiglie che decidono di investire al meglio una parte dei propri risparmi per garantire la propria sicurezza economica cercando un interesse “monetario” equo, sicuro e solidale. Esse decidono che il loro denaro debba essere utilizzato rigorosamente all’interno della provincia in cui esse vivono per finanziare aziende che producono energia da fonti rinnovabili, che riciclano i rifiuti e che gestiscono le risorse del territorio al meglio, migliorando l’ambiente, l’acqua e l’aria; oppure per dare credito alle cooperative con lo scopo di risolvere situazioni di emarginazione sociale, per difendere i diritti umani e altro ancora. Quindi, alla fine, per ricevere nel lungo periodo un altro interesse più grande fondato sulla costruzione di una società del ben–essere. Ma non solo. Queste famiglie si impegnano in un circuito finanziario virtuoso volto a dare risorse all’economia locale e reale che non solo produce valore e ricchezza, ma che crea una significativa relazione di fiducia fra chi investe i propri soldi e chi chiede un credito in maniera “solidale” con le intenzioni dei primi. Una relazione che dà alle famiglie un interesse ancora più grande, che è quello della costruzione della pace. Utopia? No. Direi piuttosto l’elaborazione di una vecchia idea di un professore universitario di Chittagong (India) che, mosso da compassione, un giorno prestò l’equivalente di 27 dollari ad un gruppo di contadini poveri. Questi non solo investirono quel minuscolo capitale nella maniera migliore avviando una redditizia attività in proprio, ma gli restituirono anche, con incredibile puntualità, la somma che avevano ricevuto. Qualche anno dopo, nel 1977, Muhammad Yunus fondò la Grameen Bank, ovvero la “Banca del Villaggio” che presta denaro a tassi bonificati solo ai poverissimi. In questi ultimi 25 anni, la Grameen Bank si è espansa nei Paesi asiatici, in qualche paese dell’Europa, in Africa, in America del Nord. L’idea Il microcredito è stato importato in Italia dalle cooperative finanziarie solidali Mag (fra cui Mag2 Finance) con connotazioni particolari, che non rispecchiano totalmente il modello proposto dalla Grameen Bank, ma, come è ovvio, sono adeguate al contesto italiano. Le Mag, utilizzando il capitale sociale, erogano finanziamenti e sostengono i progetti di chi, individuo, società o associazione, è escluso dal circuito del credito tradizionale perché discriminato, di chi vuole sviluppare attività imprenditoriali con finalità etiche, insomma di chi ha buone idee, ma offre scarse garanzie. La Mag dà ad ogni socio la possibilità di compiere investimenti garantendo un interesse, in coerenza con i propri principi etici e solidali e garantendo la massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse versate. Ma qual è l’idea nuova e forte? Sta nel fatto che i movimenti di denaro possono indirizzare i modelli di società. Di conseguenza fra i progetti finanziabili le Mag rivolgono l’attenzione agli ambiti del sociale, dell’ecologia, del consumo consapevole, della cultura e dell’informazione, prediligendo il mondo del “non profit”. Si dà ad ogni socio la possibilità di essere protagonista dello sviluppo locale coinvolgendolo nella costituzione di comprensori territoriali e nella segnalazione ed iniziale selezione dei progetti che possono essere sostenuti. Ecco che allora l’idea iniziale diventa realtà in provincia di Como. Un gruppo di famiglie di Cadorago, il movimento di Bilanci di giustizia e dei Gas, l’associazione L’Isola che c’è (per un totale di 20 famiglie… per ora) stanno mettendo insieme delle risorse finanziarie per creare un comprensorio comasco chiamato Energi.Co. Dentro la struttura di Mag2–Finance si sta formando un gruppo di soci come persone fisiche, appartenenti al territorio della provincia, che investono delle quote nel comprensorio Energi.Co, il cui capitale complessivo verrà utilizzato da Mag2–Finance esclusivamente per dare credito ad altri soci (sempre intesi come persone fisiche) su progetti di risparmio energetico. Questi altri soci esistono già e fanno parte del gruppo di soci fondatore del comprensorio stesso, creando così un interessante, nuovo e stimolante intreccio “territoriale” fra investitori e creditori. Il settore specifico di investimento di Energi.Co sarà il risparmio energetico. Non è più possibile ignorare gli sprechi (pari a più della metà dei consumi di energia oggi in Italia) a partire da quelli nella propria abitazione. La sfida Ma come funziona Energi.Co? Il comprensorio Energi.Co nomina un referente che è tramite tra il comprensorio stesso e gli uffici di Mag2. Il referente ha uno specifico ruolo nella fase di istruttoria per richieste di finanziamento da parte di soci: raccoglie i documenti di supporto alle richieste e verifica in via preliminare la consistenza con una convenzione scritta. Per ogni contratto di finanziamento vengono richieste due fidejussioni personali, almeno una delle quali prestata da parte di un altro socio del comprensorio Energi.Co. Viene stabilito un importo massimo di singolo finanziamento erogabile nella cifra di 10mila euro, questo per permettere, almeno in una prima fase, l’accesso ai finanziamenti da parte di un numero di soci il più ampio possibile. La durata massima di ogni finanziamento è stabilita in 5 anni con un tasso di interesse fisso del 7.5 per cento per qualsiasi progetto. La sfida di Energi.Co non è dunque quella di competere tanto in termini di costi ed interessi con altri istituti bancari o finanziarie, quanto in termini di contenuti. Energi.Co garantisce che i soldi del risparmiatore finiscano nella protezione del suo territorio, evitando quindi di distogliere in seguito risorse a livello locale o di doverne recuperare con aumenti di tassazione per compensare danni prodotti da altri investimenti o attività dannose. Ogni progetto nasce dal comprensorio stesso, vale a dire dal territorio e quindi alimenta e trasforma in realtà le idee imprenditoriali dei soci che appartengono al territorio stesso, a beneficio loro e dell’intera società/economia locale. Gli ideatori di questa forma di finanza etica cercano un mondo più giusto e equo. L’obiettivo può essere perseguito raccogliendo denaro da chi può metterlo a disposizione per favorire la crescita di chi ha meno. [Francesco Tampellini] |