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Coabitare all'italiana PDF Stampa E-mail
martedì 10 novembre 2009
In inglese si dice COHOUSING, in italiano possiamo tradurlo come “coabitare”, termine utilizzato per definire, come cita Wikipedia, degli insediamenti abitativi composti da abitazioni private corredati da ampi spazi destinati all’uso comune . Il cohousing nasce negli anni ’70 in Danimarca in contesti urbani e si diffonde poi in Gran Bretagna, Australia, Canada. Stati Uniti e Olanda. Da pochi anni si inizia a parlarne  anche in Italia: persone singole o nuclei famigliari che scelgono e progettano insieme “come abitare”, salvaguardando la privacy, ognuno a casa propria, ma  condividendo alcuni spazi (lavanderia, salone, orto ecc.) e servizi (carsharing, Gruppo Acquisto ecc.). Solitamente un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una “comunità” (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni ottenendo in questo modo un risparmio di costi. Ma sono soprattutto i benefici sul piano sociale ed ecologico la base dei motivi che spingono le persone a realizzare questa nuova, ma in fondo vecchia, modalità di abitare, proviamo a elencarne alcune:
- aumento delle relazioni solidali
- uso di pratiche di economia alternativa
- riduzione dell’impronta ecologica individuale
- riduzione delle spese a fronte di un mantenimento di una buona qualità di vita
- maggior senso di appartenenza ai luoghi

Le caratteristiche più comuni del cohousing

Cosa bisogna sapere prima di decidere se il cohousing fa al caso nostro? Scegliersi i vicini di casa affini per mettere insieme una “comunità” affiatata, con valori condivisi e comodità che non possono comprarsi con i soldi, non è facile! Ogni progetto, soprattutto in Italia, ha una storia diversa e proprie caratteristiche  “regole”, ma ci sono molti tratti in comune:

1. PROGETTAZIONE INTENZIONALE E PARTECIPATA
I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione dello spazio in cui andranno a vivere scegliendo i servizi da condividere e come gestirli.

2. VICINATO ELETTIVO
Le comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, si forma un gruppo promotore che poi si consolida con la formazione di una visione comune condivisa.

3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE
Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base della costituzione di comunità di coresidenza, cosi’ come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa.

4. GESTIONE DIRETTA DA PARTE DEI RESIDENTI
Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni.

5. STRUTTURA NON GERARCHICA
Nelle comunità di cohousing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni vengono prese generalmente sulle base del metodo del consenso.

6. SICUREZZA
Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani.

7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ
Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità.

8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
La formula del cohousing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti.

9. PRIVACY
L’idea del cohousing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.

10. BENEFICI ECONOMICI
La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente (Gruppi di Acquisto Solidale).
 
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