| Vita di Bottega |
| giovedì 08 febbraio 2007 | |
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I “negozi” del commercio equo e solidale sono una peculiarità del nostro paese: circa 500 botteghe in tutta la penisola, 13 in provincia di Como. Ci si avvicinano solo i Paesi Bassi dove il commercio equo nasce e anche parecchi anni prima. In altri paesi invece sono state preferite le affiliazioni delle botteghe alle centrali d’importazione o la vendita nella grande distribuzione. Di solito una bottega del mondo nasce da un’esigenza molto diffusa in Italia fra i giovani ed i meno giovani di aggregazione, di confronto e di incontro. Persone non omogenee tra loro si incontrano, capiscono che quello che le accomuna non è passare il tempo libero nei centri commerciali o ad invidiarsi l’ultimo modello di cellulare, ma, invece, l’insoddisfazione dell’acquistare senza pensare, dell’essere l’ultimo ingranaggio di un meccanismo cieco e tritatutto, e, soprattutto, l’aver capito che questo meccanismo senza di noi e i nostri soldi si può mettere in discussione. E quindi eccole lì le 500 botteghe a cui fanno capo circa 350 associazioni di cui fanno parte circa 4500 volontari e 730 lavoratori: cosa fanno? Prima di tutto bisogna aprire la bottega: questo è l’obiettivo primario in quanto senza la vendita dei prodotti il nostro non sarebbe un commercio e non si sosterrebbero i produttori del sud del mondo. Quindi le piccole e le grandi associazioni si mettono sul mercato e si confrontano con i problemi comuni di ogni esercizio commerciale, mitigato solo dal fatto che il “lavoro” è, in parte, coperto dal lavoro volontario non retribuito. Per il resto nulla differisce nella gestione economica di una bottega del mondo con quella del negozio etnico che le sta accanto, non ci sono sgravi fiscali e non li si cerca, ci sono le stesse richieste igienico–sanitarie, fiscali–retributive ecc. di un qualsiasi negozio che vende alimentari, e ha dei lavoratori. Proprio per questo a volte le scelte di chi i prodotti alimentari del commercio equo li produce sono dettate dalle esigenze che una rete così diffusa e capillare richiede (le banane per esempio sono commercializzate impacchettate in quanto sarebbe un po’ complicato chiedere a tutte le botteghe di attrezzarsi per la vendita di un prodotto sfuso). Inoltre ci sono gli stessi mal di pancia e le stesse preoccupazioni di una qualsiasi impresa commerciale: previsioni, budget, perdite, ricavi ecc. Spazio solidale La bottega però diventa un luogo di incontro e di confronto: l’argomento preferito è il consumo critico, si parte dai progetti equi e solidali, incontrando le persone che fanno sì che questi si possano realizzare, criticando anche scelte e modalità di vendita e di produzione; si passa poi al consumo critico in generale che vuole dire anche consumi etici, turismo responsabile, boicottaggi, software libero e gruppi di acquisto solidale. Subito dopo si affrontano argomenti come la pace, il disarmo e la non violenza: non che questi ultimi siano secondari, anzi sono dal nostro punto di vista perfettamente integrati nel discorso globale di consumo critico: senza pace non c’è sviluppo, non c’è speranza di vita, non c’è costruzione del futuro, non può esserci commercio equo e solidale. Poi si spazia dal sostegno alle associazioni che si impegnano per la creazione di un pozzo o di una scuola in paesi disastrati, l’incontro con chi lavora nel reinserimento dei bambini soldato, o per il recupero dei bambini di strada di tutte le parti del mondo, i prodotti biologici, le energie alternative, l’altra economia e l’altra informazione: è la rete? Sì è la rete in piccolo, è la rete ridotta solo ad un paese e al suo manipolo di volontari sensibilizzati. È per questo che le botteghe si trovano così bene nelle reti di economia solidale: qui si possono affrontare con una prospettiva più ampia (almeno a livello di provincia) le tematiche che ci sono care, con un conseguente arricchimento di contenuti e di approcci. È anche l’aspetto che più mi piace della “vita” dell’associazione della bottega: con il commercio equo possono convivere molteplici argomenti relativi ad un modo diverso di affrontare i consumi e quindi chiunque pensi con la propria testa può rivolgersi ad una bottega del mondo e troverà un luogo in cui trovare qualcuno con cui confrontarsi e che lo aiuterà a portare avanti la sua piccola/ grande battaglia. In questo modo si ha la possibilità di incontrare persone incredibili; diciamolo in modo differente: quando le persone sono libere di esprimere le proprie convinzioni senza impedimenti politici, ideologici ecc. danno il meglio di loro stesse e quindi ognuno di noi ha la possibilità di incontrare persone meravigliose che ci arricchiscono e a cui anche noi possiamo dare il meglio di noi stessi. Sensibilizzazione: gioie e dolori La seconda attività principale della bottega è la sensibilizzazione del consumatore del nord del mondo, ma non solo sul commercio equo, ma su tutti gli argomenti che l’associazione si sente di affrontare e questo può essere fatto o semplicemente con la distribuzione di volantini in bottega o con l’organizzazione di incontri pubblici, di serate di presentazione di libri e di persone che portano avanti tematiche e posizioni alternative al comune pensare. Qui spesso sono le gioie e i dolori del nostro agire, in quanto ai nostri tempi non è così facile trovare persone interessate a “farsi sensibilizzare” e quindi l’allargamento della base dei simpatizzanti nonché dei volontari dopo alcuni anni di boom è in un momento di stallo. Perchè 4500 volontari fanno tutto questo rubando il tempo alla propria famiglia, al proprio tempo libero e, perchè no, al lavoro? Perchè pensiamo che la cultura che ci domina non dia sufficiente spazio a chi ogni giorno lotta per sopravvivere e a chi lo aiuta a farlo non a scapito della propria dignità. Perchè l’informazione è troppo influenzata da tutto ciò che fa scoop e dalla velocità e superficialità della notizia. Perchè i poteri economici non conoscono la lentezza e la relazione. Perchè i meccanismi commerciali schiacciano il singolo mentre noi siamo una vasta comunità di singoli con le nostre capacità, i nostri difetti e le nostre contraddizioni. Perchè una rete di piccole botteghe è riuscita in pochi anni a costruire un immaginario collettivo sul commercio equo che in molti ci invidiano, tanto che la clientela che noi abbiamo costruito è oggetto di tentativi di appropriazione persino da parte della grande distribuzione. Ora che ci conosci meglio puoi anche tu trovare la tua dimensione nel supportare il commercio equo e la sua rete di botteghe: puoi spaziare dall’essere nostro cliente affezionato, al partecipare alle nostre iniziative, fino a venire a trovarci e farci delle proposte per diventare anche tu protagonista per la costruzione di un mondo più giusto. [Elena Rosini] |