| Solidale e Biologico |
| giovedì 15 febbraio 2007 | |
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Intervista a Francesco Rizzo del Gruppo di acquisto solidale sobrio di Lurago d’Erba Una quindicina di persone impegnate nel fornire una proposta alternativa di consumo, sviluppare una rete a livello locale, dare forza ai piccoli agricoltori, custodi di parti del territorio che altrimenti verrebbero abbandonate
Come è nata la vostra esperienza? La nostra idea procede a piccoli passi. All’inizio eravamo una decina di persone di varia provenienza e volevamo conoscere insieme la differenza tra i prodotti “normali” e quelli biologici, magari di un piccolo produttore situato in una zona a noi vicina. Quindi abbiamo deciso di formarci contattando altri Gas per comprendere, ad esempio, la differenza tra un detersivo fatto in casa e uno acquistato al supermercato. Abbiamo chiesto ad una esperta di tenerci un corso di base che si è rivelato interessante oltre ad avere l’esito di sviluppare l’unione del gruppo. Partendo dai nostri bisogni, abbiamo poi cercato possibili fonti di rifornimento e questo non è stato facile. Attualmente utilizziamo sia produttori locali che operano in un arco di cinquanta chilometri da noi sia la rete dei grandi Gas. Come è suddiviso il lavoro? Ci incontriamo una volta al mese e cerchiamo di far ruotare tra di noi il pesante carico di lavoro della ricerca e del contatto con i fornitori. Vi è un coordinatore con un mandato di circa tre mesi che ha il compito di tenere le fila. Abbiamo istituito per le urgenze impreviste una sorta di catena telefonica che si aggiunge al canale delle mail e dell’incontro mensile. Siamo in attività da sei o sette anni, ma la scommessa è basata sui tempi lunghi. Ci piacerebbe, per esempio, che venissero creati altri Gas. Il nucleo stabile del nostro gruppo è formato da circa quindici persone di età compresa tra i ventisette e i settant’anni che svolgono attività che vanno dalla casalinga al sindacalista. Per l’immediato futuro ci piacerebbe riuscire a trovare prodotti biologici di piccoli produttori locali magari con attenzioni sociali. In che modo la vostra esperienza può essere ripresa? Le persone devono sentire spontaneamente la voglia di creare un Gas, noi raccontiamo la nostra esperienza a chi ci contatta. Esistono diversi tipi di gruppo di acquisto: noi siamo entrati in contatto con un grosso gruppo che funzionava interamente via mail con una persona pagata che smistava gli ordini, un modello che non ci è piaciuto. Per noi è importante il gruppo, altrimenti si rischia di diventare una centrale di vendita, attività di per sé utile, ma che appartiene ad un’altra filosofia. In questi anni siamo cresciuti come consumatori consapevoli. Contribuite alla creazione di una rete di economia solidale? Operiamo il difficile tentativo di contattare i piccoli produttori con cui vorremmo tessere una collaborazione continuata nel tempo, ma, avendo essi dimensioni minime, sono poco organizzati, hanno poco tempo ed energia, vendono tutti i loro prodotti attraverso i canali tradizionali. Confrontandoci con gli appartenenti di Gas del Canton Ticino abbiamo scoperto che oltre frontiera i produttori si rivolgono ai consumatori soprattutto per i generi alimentari, mentre da noi succede il contrario. Probabilmente le motivazioni sono storiche: nella nostra zona a partire dagli anni Cinquanta l’agricoltura è regredita fino a quasi scomparire, una tendenza che ha cambiato di poco direzione solamente negli ultimi vent’anni. Quanto influisce il Gas nella vostra vita privata? Il Gas ruba tempo alla vita privata: necessita organizzazione, bisogna stabilire contatti e riunioni.È una scelta economica perché costa di più rifornirsi in questo modo rispetto che nei supermercati, anche se paghiamo i prodotti dal 15 al 30 per cento in meno rispetto al negozio di prodotti biologici. Vorremmo riuscire a compiere insieme questo scambio di esperienze, ma anche attuare un tentativo di economia alternativa, divenendo consumatori attenti e più vicini all’uomo. Quale principio de L’isola che c’è pensate di sviluppare maggiormente? Per noi sono importanti il legame con il territorio e i problemi inerenti al biologico. Riteniamo fondamentale fornire una proposta alternativa, sviluppare una rete a livello locale, dare forza ai piccoli agricoltori che sono diventati i custodi di parti del territorio che altrimenti verrebbero abbandonati sia a livello sociale (inquinamento o speculazioni edilizie) sia a livello biologico. [Elena Capizzi] |