| I bilanci di giustizia |
| giovedì 15 febbraio 2007 | |
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CONSUMO CONSAPEVOLE E STILI DI VITA: I BILANCI DI GIUSTIZIA Intervista di Elena Capizzi ad Eugenio Girola Eugenio Girola, referente a Como della Campagna per i Bilanci di giustizia, vuole un mondo migliore da costruire con piccoli gesti quotidiani: mettersi in relazione, scegliere la sobrietà, fare acquisti virtuosi "Nella zona di Como e Cantù aderiscono ai Bilanci di giustizia una decina di famiglie; operiamo da circa otto anni e ci incontriamo cinque volte l'anno (presso l'Aspem, in via Dalmazia 2 a Cantù). Ognuno porta qualcosa da mangiare - autoprodotto, e ci si confronta sui bilanci, mentre i bambini giocano. Si è creato anche un gas (gruppo di acquisto solidale), piccolo perché non prendiamo prodotti deperibili, ma cose come la farina di camut biologica o l'olio di Finale Ligure. Ogni famiglia gestisce i rapporti diretti con un fornitore e alle riunioni si ridistribuisce quanto ordinato. Ci incontriamo perché è talmente forte la pressione della società che è necessario il sostegno di un gruppo per combatterla". Perché voler essere consumatore di questo tipo? "Lo scopo dei Bilanci è prendere coscienza che il nostro stile di vita consuma troppe risorse, e che non possiamo crescere ad ogni costo, perché il nostro crescere si appoggia sul malessere del terzo mondo, o di chi sta male nel primo mondo. Per questo bisogna introdurre il concetto di sobrietà: vuol dire modificare lo stile di vita per migliorare il mio benessere, inteso in senso più largo. All'interno dei bilanci alcune spese sono minori rispetto alla media, mentre altre - come svago e cultura - sono maggiori: il maggior benessere viene dalle relazione con le persone anziché dal possesso delle cose. La nostra è una sobrietà felice e concreta che porta al benessere nel rispetto degli altri e dell'ambiente. Per me questo è un grande gioco - o un gioco per grandi - e va vissuto in modo leggero anche se ha un costo". Quale futuro? "Vediamo grazie anche alla Res crescere le possibilità perché aumenta la conoscenza del tema. Quale domenica fa, ad esempio, eravamo in una parrocchia perché invitati da un gruppo di famiglie. C'è una maggiore attenzione e coinvolgimento su questi temi, è importante che molta gente li abbracci". Essere bilancista perché? "Per un mondo migliore attraverso la pratica quotidiana. Quando ero giovane c'era il problema della fame nel mondo, c'era la guerra del Vietnam, si pensava di raccogliere soldi e costruire progetti. Dopo quarant'anni la situazione non è né migliorata né peggiorata: fame e guerre ci sono ancora. Bisogna agire su tre fronti: a livello di aiuto immediato, che però non estirpa le radici dei problemi, con la politica, e infine nel proprio quotidiano, con i Bilanci". Vale la pena? "Le soddisfazioni sono molte. Migliorare le relazioni con le persone è possibile attraverso un cammino lungo da fare con passo lento. Se una cosa la vedo giusta ma mi risulta pesante non la faccio, se mi dà piacere invece la affronto. A casa ho un congelatore grande e prima delle ultime ferie estive lo abbiamo spento. Quando siamo tornati ci siamo accorti che per il momento non ci serviva ed è ancora spento. Non avendo una grande scorta di cibo devo andare ad acquistare nei negozietti del mio paese e questo mi porta ad intessere nuove relazioni personali. Un risparmio energetico ha creato nuove relazioni". Quale ruolo ne L'isola che c'è? "Abbiamo visto la nascita della rete e ci sentivamo già dentro perché seguiamo una linea comune quella della valorizzazione delle risorse locali. Ciò che viene prodotto qui e posso controllarne il modo con cui viene fatto è preferibile al prodotto nato "non si sa dove". Inoltre acquistare in loco è una forma di spesa spostata (consumi trasferiti da una economia in alcuni casi dannosi ad una virtuosa). Le Pagine arcobaleno inoltre ci evitano un lavoro di ricerca". Bilanci di giustiziaE' una campagna promossa nel '93 dai Beati i costruttori di Pace con lo slogan. Questi ultimi sono consumi trasferiti da una economia in alcuni casi dannosa ad una virtuosa. E' uno strumento semplice che aiuta a vedere a fine mese quanto si è reso virtuoso il proprio consumo. Dalle schede delle sedi locali si ricavano dei dati statistici, che confrontati con quelli Istat mostrano come è possibile vivere meglio e spendere meno ed in modo più virtuoso. |