| Fuori dalla nicchia |
| giovedì 15 febbraio 2007 | |
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L'intervista Economia alternativa, solidale, etica: utopia o realtà? Il punto della situazione comasca e globale con Emanuela Tagliabue, presidente della cooperativa Garabombo, alla ricerca di una possibile via affinché questo tipo di sistema penetri nella realtà fino a sostituire il mercato “tradizionale”, mettendosi in rete e professionalizzando le varie attività.
L’economia alternativa al bivio: diventare una realtà affermata, una contro proposta al sistema tradizionale o un’isola felice lontana dal mondo reale? Uno sguardo sul futuro (e sul presente) del consumo e dei servizi all’insegna dell’etica, della solidarietà e della partecipazione insieme a Emanuela Tagliabue, presidente di Garabombo. Partendo da un presupposto ben augurante. «Oggi la ricchezza di realtà che si impegnano in canali alternativi, economici e finanziari, è un dato di fatto» - dichiara Emanuela Tagliabue - «Fino ad ora il problema è stato quello di una frammentazione di queste realtà, sviluppatesi con percorsi diversi ed autonomi, con una visibilità limitata». Di qui nasce l’esigenza profonda di «mettersi in rete, creare un circuito virtuale per il supporto e la promozione reciproci ». La premessa ideologica del progetto di economia altra nasce nel contesto della globalizzazione, nel paradigma post moderno per eccellenza. «L’idea di fondo è quella di dare risposte ai problemi dell’economia globalizzata, trovare formule nuove o comunque non sufficientemente collaudate per promuovere un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale, che sia rispettosa dei diritti e della dignità delle persone, con una visione democratica e partecipata e attenzione al livello locale». A differenza del modello liberista di mercato le garanzie dei prodotti, dei servizi «sono di tipo etico, non solo qualitative». Ma in che rapporto questo tipo di visione si inserisce rispetto a ciò che già esiste ed impera, l’economia «classica»? Il concetto più rappresentativo sembra essere «la contaminazione, verso il mercato e la finanza tradizionali». Realizzare tale ibrido spetta alla società civile, secondo la presidentessa di Garabombo. «Farlo attraverso una presa di coscienza delle istituzioni sembra la strada più difficile, mentre potrebbe essere più semplice scegliere un percorso di maturazione dei consumatori che induca il cambiamento». La volontà di non rimanere un fenomeno di nicchia, di non essere uno spettacolo da ammirare in vetrina ma un modus vivendi diverso e valido appare come una tra le principali priorità. «Non vogliamo una realtà differente, che si bea di essere migliore, bensì una penetrazione a tutti i livelli nel sistema esistente. L’obiettivo ultimo, poi, sarebbe quello di scomparire come economia alternativa, con un nuovo sistema totalmente altro». Anche perché l’altra economia possibile presenta gli stessi criteri di efficienza, se non di più, dei prodotti presenti sul mercato capitalista “ordinario”: «si tratta di servizi qualificati e garantiti qualitativamente, con il fondamentale valore aggiunto etico e sociale». La sostenibilità che ingloba il mercato, il sogno di un’economia interamente equa e compatibile, nata dalle coscienze dei consumatori e dalle loro scelte. «Il ruolo del consumatore - afferma a tal proposito Emanuela Tagliabue - è essenziale, per tanto il lavoro di sensibilizzazione è fondamentale per favorire l’evoluzione rispetto al consumo e al risparmio». Ed è la rete, a questo punto, che compare come protagonista reale del cambiamento. «Unire le proprie forze per essere più visibili e allo stesso tempo cercare riconoscimenti a livello istituzionale e normativo» - prosegue la presidentessa della cooperativa che gestisce la bottega del commercio equo di via Milano. A Como, nel frattempo, il quadro sembra allineato alle tendenze già intraviste. «Rispetto alle potenzialità siamo molto indietro; c’è ancora molto da fare. Il grande pubblico è entrato in contatto» con questo mondo nato sotto l’egida della solidarietà «solo in piccola parte. Allora occorre sottolineare e comunicare sempre di più la bellezza di ciò che si fa verso l’esterno, per mostrare le reali potenzialità dei consumi equi». Il futuro, insomma è tutto da scrivere. «Dopo l’esperienza della fiera L’isola che c’è! dovremo costruire in maniera sempre più definita la rete e a quel punto decidere i passi da fare. Personalmente credo che bisogna cercare di diventare realtà sostenibili anche dal punto di vista economico, capaci di gestire al meglio le nostre risorse per crescere e diventare credibili». «Professionalizzare i ruoli, entrare nell’ottica dello spirito d’impresa », dimenticare il volontariato senza pretese, seppur lodevole, della parrocchia o del gruppo di amici. «Il salto di qualità - conclude Emanuela Tagliabue - sta nel convogliare il grande interesse che c’è intorno all’economia alternativa su iniziative importanti e comuni, sempre in realtà non profit ma più stabili». Perché l’unione fa sempre la forza. [BARBARA BATTAGLIA] |