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L'introduzione L’esperienza della Rete comasca di economia solidale continua nel suo cammino, scandito come di consueto dalla fiera L’isola che c’è, giunta alla sua quarta edizione. Un appuntamento che in un certo senso ci dà il ritmo, ma anche l’occasione per respirare, riflettere, condividere dopo un anno intenso di attività e proposte. Respirare non certo per il riposo che ne viene, vista la mole di energie che in tanti ci spendono, ma piuttosto per il clima di vitalità che la caratterizza, per la ricchezza di esperienze che la arricchiscono.
La fiera ci sembra infatti un appuntamento consolidato in cui molte forze della società comasca si danno l’occasione per gustarsi e farsi gustare, e anche uno spazio privilegiato per rappresentare la vivacità e la positività del nostro territorio, capace di rispondere con creatività e generosità alle tante necessità che i tempi moderni ci impongono. Costruire una società giusta, equa, solidale, sostenibile non si regge solo sui grandi ideali, non si fonda solo sui forti valori etici, ma passa anche dalla concretezza delle risposte che diamo a queste necessità e dal gusto che troviamo nel costruire queste risposte. Forse anche per questo i temi di riflessione della quarta fiera sono molto concreti: l’acqua e il pane. A quali necessità primarie pensereste, prima di queste? L’acqua e il pane nella nostra vita quotidiana – sia pubblica che privata – non sembrano certo oggi una preoccupazione così importante su cui fermarsi a riflettere, almeno qui da noi. Sono elementi che sentiamo così già nelle nostre mani, e così poco culturali, quasi banali, che varrebbe la pena riflettere di cose ben più alte e importanti, di democrazia… Ma qualcuno potrebbe accusarci di non occuparci di questioni ecologiche o sociali, ma piuttosto di fare politica, o peggio di essere di parte, di sinistra o di destra. Allora meglio parlare di cose concrete, di acqua e di pane. Intorno all’acqua si è strutturato un tale giro di interessi che la banale azione di aprire un rubinetto può diventare un vero problema di democrazia. È già successo in tanti luoghi, e potrebbe succedere anche a Como. La trasformazione delle modalità di gestione dell’acqua pubblica nel nostro territorio segue percorsi e apre scenari per niente chiari, e soprattutto non esiste un dibattito pubblico intorno alla questione: allora ci sembra giusto parlarne! Anche perché la questione dell’acqua è emblematica: se l’acqua è un diritto e non una merce, se è un bene comune da gestire per la collettività e non per l’interesse privato, l’approccio che saremo capaci di adottare per l’acqua sarà di riferimento in molti altri ambiti – sanità, istruzione, lavoro. Ma se ci vendiamo anche l’acqua, cosa ci rimarrà! Sul pane la questione è assai simile, forse anche più insidiosa. Per quanto riguarda la qualità della nostra alimentazione e dei prodotti che mangiamo, dei processi e delle filiere di produzione, dell’impatto del nostro modello agroalimentare sul territorio e sulla salute, non è che il dibattito e l’informazione siano così vivaci. È talmente difficile conoscere e capire, che diventa arduo fare delle scelte, o incidere sul sistema! Se in una democrazia il popolo è sovrano, oggi possiamo dire che la nostra sovranità alimentare è in serio pericolo. Senza parlare della sovranità alimentare altrui: quella ce la mangiamo ogni giorno nelle monoculture da esportazione e presto potremo bruciarla nei motori delle nostre auto, perché l’ultima frontiera è dettata dall’emergere dei biocarburanti, per la salvaguardia ecologica del ricco nord, a discapito dei terreni che sfamano il sud. Per questo ci sembra importante parlare di filiera corta, che significa prodotti locali e di qualità, ma anche ricostruzione di una relazione diretta tra il produttore, il prodotto e chi lo consuma. Ci piace quindi pensare la fiera anche come un ulteriore spazio pubblico, in cui potersi pensare come comunità responsabile del proprio territorio, fatta di cittadini attivi che intrecciano legami solidi e solidali, per ricostruire un nuovo tessuto sociale, economico, culturale. E che quindi dedicano a ciò tempo e stile di vita! Siamo ancora in tempo E se il pane e l’acqua ci sembrano così alla nostra portata, non c’è oggi cosa più sfuggevole che il tempo. Non c’è più tempo! Non abbiamo più tempo! La necessità maggiore che sembra emergere oggi è il tempo e probabilmente ci vorrà una buona dose di creatività e di generosità per rispondere a questo bisogno di tempo. Infatti oggi possiamo conoscere e capire tante cose, possiamo forse anche arrivare a capire che veramente il nostro stile di vita è causa di iniquità e danni ecologici, ma purtroppo non abbiamo tempo per ripensarlo, per cambiarlo, anche di poco. “Se qualcuno ha una ricettina veloce e conveniente bene, ma basta che faccia effetto subito che ho fretta!”. Lo spettacolo deve andare avanti, la vita deve andare avanti, nemmeno fossimo tutti dei criceti che corrono nella loro ruotina, fieri della nostra libertà di poter scegliere di correre; ma ormai otalmente inabili di decidere di scendere, come se il mondo fosse tutto in quella ruotina. Nella nostra modesta esperienza ci siamo fatti un’idea: non ci sono ricettine - sociali o ecologiche “veloci e convenienti”. Tantomeno da attivare a tempo perso. La complessità dell’oggi non va d’accordo con la ristrettezza dei tempi, e la qualità della risposta politica che viene richiesta per stare in questa complessità non sembra compatibile con la direzione che la democrazia sta prendendo. Anche la democrazia ha bisogno di tempo, ma se non abbiamo più tempo forse mettiamo a rischio la stessa democrazia. Ci piace allora pensare che il nostro essere cittadini attivi passa anche dal tempo che dedichiamo a scegliere che acqua vogliamo bere e che pane vogliamo mangiare: non ci sembra una cosa banale, ma anzi un buon esercizio di democrazia. Un modo di occuparci di questioni ecologiche e sociali, ma anche un modo concreto di occuparci del bene comune, e quindi - forse - anche di fare Politica. Grazie per il tempo che ci dedichiamo. (Marco Servettini) |