|
Quando il misultin incontra el cebiche. Appunti verso/dal Perù. «Buscamos la solidaridad no como un fin sino como un medio encaminado a lograr que nuestra América cumpla su misión universal» [José Martí, politico, scrittore e poeta cubano]
Spesso si dice che l’alternativa ad un sistema globale che opprime i tanti “Sud” possa partire dal ripensare i meccanismi dell’economia dei “Nord”. Un mondo diviso, una bussola da leggere al contrario, una riflessione che diventa ancora più attuale quando la Ong Fratelli dell’uomo (FdU) invita L’isola che c’è a partecipare ad uno scambio con alcune associazioni peruviane che si occupano di sviluppo locale. Insieme a noi un ingegnere del Politecnico, rappresentanti di enti locali, esponenti dell’associazionismo lombardo legato ai temi della cooperazione internazionale, il responsabile di un’azienda pubblica per la gestione delle acque. Noi (Marco e Filippo) siamo quelli della “rete di economia solidale”. A tutti è chiesto di condividere esperienze, strategie, domande per provare insieme a costruire legami tra risposte a problemi forse comuni. Facile, no?... soprattutto quando l’unica domanda che viene in mente, preparando le valigie, è: «cosa andiamo a raccontargli?». La diversità dei contesti, delle problematiche sembrano infatti inconciliabili: nonostante il sistema globale “stia stretto” a entrambi, viene spontaneo pensare che comunque a loro risulti molto più scomodo. Dodici ore in groppa ad un aereo pieno di tanti volti che tornano a casa e ci troviamo dall’altra parte del mondo, dove la gente si sveglia quando noi andiamo a dormire. Ci accoglie la fumosa frenesia di Lima, le auto di tutte le forme che si inseguono tra le sue strade schivando persone indaffarate nei loro mille lavori. A rimetterci in cammino sono gli incontri tra noi italiani e le persone che ci accompagnano, in particolare i membri delle Ong partner del progetto di FdU qui in Perù: sono loro a farci entrate in queste realtà per loro familiari ma che per noi necessitano di traduzione, di uno sguardo che ci permetta di ascoltare con attenzione. Sono incontri a volte molto ufficiali, all’apparenza formali ma che dicono una accoglienza rispettosa e orgogliosa, altre volte più semplici, consumati a tavola durante una cena. È allora che il misultin lombardo incontra il cebiche limeño, il pesce macerato nel limone, piatto tipico peruviano: due mondi si incontrano nella convivialità delle loro differenze, nel chiedersi cosa l’uno vede dell’altro. È in questo contesto che ci è chiesto di spiegare che cosa sia una rete di economia solidale, che cosa fa, che cosa crea. La risposta non è sempre facile da costruire, ma ci accorgiamo che nel confronto si creano spazi di intesa. Quando saliamo sulle Ande, dove l’aria si fa sottile e il respiro pesante, il paesaggio sembra cambiare radicalmente: i lama in lontananza, accompagnati dai loro silenti pastori dagli occhi scuri, ci ricordano della calma che bisogna avere per camminare a queste altezze. Qui ci sembra di incontrare il “vero” Perù, quello in cui le Ong che abbiamo conosciuto, organizzate nel Consorcio Junin (dal nome della regione del Perù in cui ci troviamo), a alcuni anni portano avanti un paziente lavoro di cucitura di relazioni tra cittadini e amministrazioni pubbliche, tra produttori in cerca di mercati e famiglie che chiedono l’accesso a servizi di base. In questa terra, stuprata dalle miniere, visitiamo progetti di potabilizzazione e depurazione d’acqua, caseifici, laboratori in cui si produce marmellata di sambuco e patate native fritte. Nei paesini che raggiungiamo attraverso vertiginose stradine incontriamo persone desiderose di raccontare come immaginano il loro futuro, ma anche di chiedere di continuare a sostenerle, anche economicamente. A volte la pelle bianca da gringo pesa e ti fa assomigliare ad un portafogli pieno di dollari: retaggio di un passato ancora presente da colonizzatori, segnale che oltre a nuovi progetti occorrono nuovi stili di relazione. Problemi complessi, un po’ invecchiati ma sempre attuali quando ci si addentra nelle intricate dinamiche della cooperazione internazionale. Quali alternative proporre? Che senso hanno i discorsi, i progetti concreti che facciamo visti da qui? A volte quando ci è chiesto di rispondere è meglio ascoltare. Ascoltare chi si è posto le stesse domande, che ci assomiglia anche solo per chiamarsi come noi. Incontriamo infatti i rappresentanti della Red de economia solidaria del Perù, ascoltiamo la loro lettura del contesto peruviano e ci è facile specchiarci nei loro ragionamenti, vicini ai nostri. Ci raccontano che l’ispirazione della loro azione nasce anche dall’esperienza delle cooperative di Trento, ci spiegano emozionati che nella selva peruviana stanno coinvolgendo gruppi di famiglie nella creazione di piccoli gruppi di risparmio, microcasse rurali della gente e per la gente: difficilissimo ’avvio, difficilissimo coinvolgere ma “sì, è possibile!”. Ci confidano che “non esistono aiuti solidali”, perché l’aiuto presuppone una dipendenza, ma “impulsi solidali” che consentano alla gente di costruire da sola i propri sogni. Il ruolo della rete qui è quello di cuidar la confiancia (prendersi cura della fiducia), fare in modo che le persone sentano la forza che viene dallo stare unita, proponendo delle filiere che non siano solo catene produttive, ma catene di valori. Paradossale, in un contesto che sembra mancare di cose, ma efficace alla luce della loro esperienza, è il mettere al centro il “tema del espiritu”, non come ingenuo spiritualismo provvidenziale, ma come richiamo costante ad una mistica che ispiri pensieri e prassi, desideri e azioni, che trasformi i problemi in opzioni concrete di cambiamento. E la bussola si rompe, e ci ritroviamo a parlare della necessità di una cooperazione “Sud-Sud” e “Nord-Nord”, non come localismo solipsista, ma come un affidare alle comunità locali la capacità di costruire le sue soluzioni, in cui l’essere solidali sia un nuovo modo di accompagnare e non una maniera gentile di indicare la strada giusta. Fili tesi tra i laghi lariani e la selva peruviana, che raccontano di come la “rete” di relazioni e azioni possa veramente superare gli oceani, che il sistema è unico ma le risposte sono molte, tutte diverse, tutte vicine. Torno a casa e penso che mentre qui c’è il sole, in Perù è notte, che mentre sulle Ande la gente saluta il tramonto riposa, a noi qui è chiesto di svegliarci. FILIPPO PALLOTTA DAL PO AL TULUMAYO Viaggio in Perù: la cooperazione come scambio. Fratelli dell’Uomo fa il bilancio della missione nel Paese andino, nel segno di una nuova prospettiva di sviluppo. Un viaggio può segnare la nascita di nuovi percorsi di cooperazione? Si vedrà. Intanto è stato aperto un confronto tra soggetti diversi partiti dalla Lombardia alla volta di Lima e alcune significative realtà locali peruviane. Sul tavolo, di volta in volta, i progetti e le problematiche che emergevano in occasione degli incontri con i partner locali di Fratelli dell’Uomo e con i rappresentanti delle istituzioni delle province di Tarma e Concepciòn, nella regione di Junìn. Un ingegnere, un geologo, due rappresentanti di enti locali, quattro esponenti dell’associazionismo lombardo legato ai temi della cooperazione internazionale, un assessore comunale, il responsabile di un’azienda pubblica per la gestione delle acque. Il gruppo, accompagnato da Rodolfo Canciani, responsabile America Latina di Fratelli ell’Uomo, ha saputo fare dalla propria eterogeneità la sua forza, sulla base di una prospettiva comune: una cooperazione Nord-Sud che non si limiti alla dimensione del progetto e del finanziamento ma promuova lo scambio di informazioni, opinioni, documentazione e suggerimenti. In questo caso, significa creare nuove interazioni tra soggetti sociali e istituzionali del paese andino e soggetti sociali e istituzionali della Lombardia interessati a un coinvolgimento nella dinamica di sviluppo locale. Impianti di depurazione e di potabilizzazione delle acque, gestione del territorio, tutela dell’ambiente sono oggetto di studio al di qua e al di là dell’Oceano, in Lombardia come nella regione di Junìn. Un confronto su questi temi interessa entrambe le parti. Il viaggio di conoscenza che si è svolto dal 24 aprile al 6 maggio, cofinanziato dalla regione Lombardia, si colloca all’interno di un più ampio progetto avviato da Fratelli dell’Uomo nel 2004, nella regione di Junìn. L’obiettivo del progetto è quello di rafforzare le amministrazioni locali favorendo il decentramento e di migliorare le capacità imprenditoriali delle organizzazioni contadine, aumentando la produttività agricola e la capacità di trasformazione e commercializzazione dei prodotti. I partner locali sono tre Ong che compongono il Consorcio Junìn: Adec Atc, Cenca ed Edaprospo. Al viaggio, organizzato da Fratelli dell’Uomo e coordinato da Rodolfo Canciani, direttore dell’associazione, hanno partecipato: Marta Bravi - Geologi senza Frontiere; Gianluca Di Pasquale - Politecnico di Milano e Ingegneria senza Frontiere; Paola Guerini Rocco - Coordinamento enti locale per la Pace della Provincia di Cremona; Filippo Pallotta e Marco Servettini - Associazione L’Isola che c’è; Antonio Panico e Fabio Veneroni - Associazione Latinoamericana di Cremona; Daniela Polenghi - Comune di Cremona; Luigi Visigalli - Tasm Tutela ambientale sud milanese; Loris Bassini - Aspem. [Dalla newsletter di Fratelli dell’Uomo del 26/05/08] |